opera

Il cappello di paglia di Firenze. Marzo 2007.

 

“… Il mio lavoro retrospettivo parte dall’originale vaudeville francese di Michel e Labiche, dal quale ho recuperato certe tonalità espressive che nel libretto Rota e la madre avevano tralasciato. Mi sono divertito a restaurare alcune delle mezze tinte del testo ed i cantanti sono stati pronti a recepire e rielaborare con un percorso tutto attoriale le indicazioni; segno, forse, di una generazione di interpreti che nel “recitar cantando” riconosce il personaggio oltre che la voce. Il nucleo del mio lavoro sta proprio nell’edificazione di una precisa rete di traiettorie dello sguardo, movimenti del corpo e intenzioni recitative: lo spazio scenico inteso come una scacchiera sulla quale giocare la partita con lo spettatore. 

Guarda estratti video dallo spettacolo

Foto dello spettacolo

Foto delle prove

Note di regia di Alessandro Piva.

 

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Su questo preciso allestimento è stata scritta una tesi di laurea presso l’Università degli studi della Basilicata dal titolo  ”Il cappello di paglia di Firenze da Labiche a Nino Rota. Diario di un allestimento operistico.”per maggiori informazioni consultare la pagina approfondimenti teorici.

 

La nervatura di questa regia risponde quindi al preciso intento di non lasciare indietro la caratterizzazione e la gestualità della messa in scena. Nel lavoro meticoloso sulla mimica facciale e in quello ancor più fisico sulla disposizione dei corpi attraverso lo spazio scenico sono stato aiutato dalla incredibile vis narrativa della versione del Cappello di Renè Clair: la sua direzione era caratterizzata dall’enfasi delle pose tipiche del film muto. Il mio omaggio al grande autore francese passa anche per gli inserti video che attingono dal suo film. Peraltro il testo rotiano è ricco di a parte e soliloqui che mi hanno permesso di innestare la plasticità e la forza rappresentativa che aveva il cinema quando non esisteva ancora il sonoro… ”   Alessandro Piva


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